Molti
conoscono il Signor Fox, conoscono la sua magia, il suo naso di
pezza, ma nessuno sa da dove venga esattamente né perché sia così
tanto magico. Bene, vi racconto come tutto ebbe inizio…
conoscono il Signor Fox, conoscono la sua magia, il suo naso di
pezza, ma nessuno sa da dove venga esattamente né perché sia così
tanto magico. Bene, vi racconto come tutto ebbe inizio…
… Il
vento quella sera non voleva proprio smetterla di ululare e di lì a
poco anche la pioggia cominciò a riversarsi sopra quella piccola
contea. Non c’era un filo di luce nel cielo, tanto erano nere e
spesse le nubi, solo i piccoli bagliori, provenienti dalle finestre delle abitazioni sparse quà e
là, coloravano leggermente il nero profondo di quella notte. Le verdi
colline che caratterizzavano il paesaggio, quella sera, sembravano
danzare vivacemente al passare dell’impetuoso vento, ogni animale si
agitava nella sua stalla e le persone, frettolosamente, chiudevano le
bandelle delle loro finestre per scivolare nei caldi letti. Di lì a
poco tutte le finestre si spensero e le prime grosse gocce di pioggia
cominciarono a cadere piegando i ranuncoli e le ortensie dei
giardini. Per gli abitanti della contea, tutti agricoltori, quella
pioggia incessante sarebbe stato un danno per il raccolto, ma per la
piccola volpe che, furtivamente avanzava tra i cespugli in cerca di
cibo, era un aiuto: la pioggia avrebbe cancellato le sue impronte dal
terreno e nessuno l’avrebbe accusata del furto di qualche gallina.
Spesso le volpi si avvicinavano al villaggio in cerca di cibo e la
mattina qualche gallina mancava, così gli uomini, al minimo rumore
proveniente dalle stalle, uscivano, nel cuore della notte,
impugnavano il fucile e molte volte lo usavano.
vento quella sera non voleva proprio smetterla di ululare e di lì a
poco anche la pioggia cominciò a riversarsi sopra quella piccola
contea. Non c’era un filo di luce nel cielo, tanto erano nere e
spesse le nubi, solo i piccoli bagliori, provenienti dalle finestre delle abitazioni sparse quà e
là, coloravano leggermente il nero profondo di quella notte. Le verdi
colline che caratterizzavano il paesaggio, quella sera, sembravano
danzare vivacemente al passare dell’impetuoso vento, ogni animale si
agitava nella sua stalla e le persone, frettolosamente, chiudevano le
bandelle delle loro finestre per scivolare nei caldi letti. Di lì a
poco tutte le finestre si spensero e le prime grosse gocce di pioggia
cominciarono a cadere piegando i ranuncoli e le ortensie dei
giardini. Per gli abitanti della contea, tutti agricoltori, quella
pioggia incessante sarebbe stato un danno per il raccolto, ma per la
piccola volpe che, furtivamente avanzava tra i cespugli in cerca di
cibo, era un aiuto: la pioggia avrebbe cancellato le sue impronte dal
terreno e nessuno l’avrebbe accusata del furto di qualche gallina.
Spesso le volpi si avvicinavano al villaggio in cerca di cibo e la
mattina qualche gallina mancava, così gli uomini, al minimo rumore
proveniente dalle stalle, uscivano, nel cuore della notte,
impugnavano il fucile e molte volte lo usavano.
Ma
quella notte il vento le faceva da complice: brontolava così forte
insieme alla pioggia, che qualsiasi rumore sarebbe stato coperto.
quella notte il vento le faceva da complice: brontolava così forte
insieme alla pioggia, che qualsiasi rumore sarebbe stato coperto.
Piano
piano uscì dal bosco con quel suo naso appuntito, quatta quatta si
avvicinò al primo pollaio che trovò, uscendone dopo pochi minuti
con il muso ricoperto di penne bianche e la pancia piena. Ormai sotto
ogni pollaio c’era un passaggio scavato a perfezione dalle volpi e
nessun contadino se ne era ancora accorto. Girò altri due pollai,
poi finalmente sazia e completamente fradicia dalla pioggia, pensò
bene di ritornare alla sua tana: ormai quella sera aveva fatto il
pieno che le serviva anche per i giorni a venire. Saltò su qualche
muretto in pietra, si schiacciò sotto qualche cancello e di corsa
cercò di attraversare l’ultimo giardino prima del bosco, quando
affondò con le zampe in una grossa pozza d’acqua vicino alle
lattughe. Fu lì che, girando lo sguardo, vide sotto un cespuglio di
lavanda e ranuncoli un uovo. La volpe non poteva perdersi
quest’occasione, seppur con la pancia piena, quello era cibo, non per
oggi ma sicuramente per domani e doveva prenderlo. Faticosamente
riuscì ad uscire dalla pozza e quando fu, di nuovo, in piedi, in men
che non si dica prese l’uovo in bocca e scappò verso il bosco.
piano uscì dal bosco con quel suo naso appuntito, quatta quatta si
avvicinò al primo pollaio che trovò, uscendone dopo pochi minuti
con il muso ricoperto di penne bianche e la pancia piena. Ormai sotto
ogni pollaio c’era un passaggio scavato a perfezione dalle volpi e
nessun contadino se ne era ancora accorto. Girò altri due pollai,
poi finalmente sazia e completamente fradicia dalla pioggia, pensò
bene di ritornare alla sua tana: ormai quella sera aveva fatto il
pieno che le serviva anche per i giorni a venire. Saltò su qualche
muretto in pietra, si schiacciò sotto qualche cancello e di corsa
cercò di attraversare l’ultimo giardino prima del bosco, quando
affondò con le zampe in una grossa pozza d’acqua vicino alle
lattughe. Fu lì che, girando lo sguardo, vide sotto un cespuglio di
lavanda e ranuncoli un uovo. La volpe non poteva perdersi
quest’occasione, seppur con la pancia piena, quello era cibo, non per
oggi ma sicuramente per domani e doveva prenderlo. Faticosamente
riuscì ad uscire dalla pozza e quando fu, di nuovo, in piedi, in men
che non si dica prese l’uovo in bocca e scappò verso il bosco.
Fu
semplice ritrovare la strada di casa anche se ormai pioveva a
dirotto.
semplice ritrovare la strada di casa anche se ormai pioveva a
dirotto.
Ormai al riparo nella sua tana, la volpe cominciò a ripulirsi il pelo dal fango e stanca dalla proficua caccia, dimenticò quell’uovo vicino a sé.
Il mattino dopo il bosco era un risveglio di profumi e di colori ed il cielo tornava piano piano a ricolorarsi di celeste. La rossa volpe si solleticò un poco il naso, poi decise di aprire gli occhi e dare finalmente il buongiorno a quel lieve sole del mattino. Era troppo stanca per uscire dalla tana, quindi, pensò bene di rimanere acciambellata nel suo covo tutto il giorno. Dette un’occhiata a quell’uovo completamente ricoperto di fango, ma non era affatto affamata e così richiuse gli occhi. Dormì abbastanza e non so per quanto tempo ma, un ottima sveglia fu il brontolio dello stomaco: era l’ora di svegliarsi e di mangiare. Non c’era bisogno di affaticarsi tanto poiché aveva con sé il bottino dell’ultima caccia: l’annusò ben bene, poi cominciò a leccarlo… “ummm” sentiva già sciogliersi in bocca il buon sapore di uova fresche ed intanto continuava a leccare il guscio ritardando il piacere di un buon pasto. E quando fu pronta per mangiare l’uovo, la volpe si fermò e lo guardò, l’annusò e lo studiò incuriosita dalle tante strisce celesti che lo decoravano.
“Chissà di quale specie di animale era mai quell’uovo così strano,” pensava. In molti anni di caccia non le era mai capitato un uovo così: mai si era visto un uovo a strisce bianche e celesti.
… e
così la volpe guardò quell’uovo così a lungo da decidere di non
mangiarlo più: lo avvicinò a sé e lo mise sotto la sua pancia.
Sopportò la fame ed il freddo, ma non si allontanò mai da
quell’uovo che l’aveva conquistata e non si spiegava il perché. I
giorni passarono, i primi germogli sugli alberi cominciarono a farsi
vedere e per l’uovo venne il momento di schiudersi. La smagrita volpe
drizzò le orecchie perché si accorse che qualcosa stava succedendo
sotto di lei: il primo pezzettino di guscio saltò e poi un altro ed
un altro ancora finché non spuntò fuori una testina così piccola
da commuovere la rossa volpe. Un buffo animaletto con gli occhi gonfi
si sporgeva verso il petto della volpe, strofinandosi per farsi posto
tra il caldo pelo. La volpe osservò la creatura che ben non si
capiva che cosa fosse, ma la portò a sé e come una mamma fa con i
suoi piccoli, le diede il suo latte. Nonostante avesse sofferto la
fame ed ancora la soffriva, la volpe non era mai stata così felice
come in quel momento. Quando il suo piccolo dormiva, lei usciva a
caccia e quando si svegliava lei era accanto a lui e lo coccolava.
Spesso la volpe guardava quella strana creatura a metà tra un
volatile ed un quattro zampe e si stupiva di vedere come cambiava con
il passare del tempo. Talmente il latte della volpe era pieno d’amore
che magicamente faceva assomigliare sempre più il piccolo alla sua
mamma. Il tempo pian piano passò ed il piccolo si trasformò in una
vispa e rossa volpe, con una grande coda a righe e due dritte orecchie a sventola. La mamma era
contenta del suo piccolo anche se continuava a chiedersi che razza di
magia fosse avvenuta: da un uovo a righe celesti era nata una volpe
rossa.
Nelle giornate in cui il sole faceva capolino i due uscivano a giocare e la mamma dava le prime lezioni di caccia al piccolo: gli insegnava a nascondersi, a mettersi in agguato e a cercare di afferrare la preda; gli insegnava a seguire le impronte degli animali e a riconoscerne l’odore, ma, quest’ultima cosa, alla piccola volpe, risultava assai difficile. L’unica cosa che non aveva preso dalla madre e per questo ricordava ancora una specie di volatile, era il naso: completamente schiacciato.
così la volpe guardò quell’uovo così a lungo da decidere di non
mangiarlo più: lo avvicinò a sé e lo mise sotto la sua pancia.
Sopportò la fame ed il freddo, ma non si allontanò mai da
quell’uovo che l’aveva conquistata e non si spiegava il perché. I
giorni passarono, i primi germogli sugli alberi cominciarono a farsi
vedere e per l’uovo venne il momento di schiudersi. La smagrita volpe
drizzò le orecchie perché si accorse che qualcosa stava succedendo
sotto di lei: il primo pezzettino di guscio saltò e poi un altro ed
un altro ancora finché non spuntò fuori una testina così piccola
da commuovere la rossa volpe. Un buffo animaletto con gli occhi gonfi
si sporgeva verso il petto della volpe, strofinandosi per farsi posto
tra il caldo pelo. La volpe osservò la creatura che ben non si
capiva che cosa fosse, ma la portò a sé e come una mamma fa con i
suoi piccoli, le diede il suo latte. Nonostante avesse sofferto la
fame ed ancora la soffriva, la volpe non era mai stata così felice
come in quel momento. Quando il suo piccolo dormiva, lei usciva a
caccia e quando si svegliava lei era accanto a lui e lo coccolava.
Spesso la volpe guardava quella strana creatura a metà tra un
volatile ed un quattro zampe e si stupiva di vedere come cambiava con
il passare del tempo. Talmente il latte della volpe era pieno d’amore
che magicamente faceva assomigliare sempre più il piccolo alla sua
mamma. Il tempo pian piano passò ed il piccolo si trasformò in una
vispa e rossa volpe, con una grande coda a righe e due dritte orecchie a sventola. La mamma era
contenta del suo piccolo anche se continuava a chiedersi che razza di
magia fosse avvenuta: da un uovo a righe celesti era nata una volpe
rossa.
Nelle giornate in cui il sole faceva capolino i due uscivano a giocare e la mamma dava le prime lezioni di caccia al piccolo: gli insegnava a nascondersi, a mettersi in agguato e a cercare di afferrare la preda; gli insegnava a seguire le impronte degli animali e a riconoscerne l’odore, ma, quest’ultima cosa, alla piccola volpe, risultava assai difficile. L’unica cosa che non aveva preso dalla madre e per questo ricordava ancora una specie di volatile, era il naso: completamente schiacciato.
E
siccome il piccolo cresceva e di naso proprio non se ne parlava,
allora la mamma volpe pensò bene di tornare al villaggio, dove aveva
trovato il magico uovo e cercare lì la soluzione.
siccome il piccolo cresceva e di naso proprio non se ne parlava,
allora la mamma volpe pensò bene di tornare al villaggio, dove aveva
trovato il magico uovo e cercare lì la soluzione.
Uscì
presto di mattina, raccomandandosi con il piccolo di non allontanarsi per
qualsiasi ragione. Tornò nel luogo dove aveva trovato l’uovo, guardò
e riguardò sotto le lattughe ed i ravanelli ma di nasi proprio
niente, finché non venne catturata da una stridula voce di bambina
proveniente dalla casa lì vicino. Furtivamente la volpe si
avvicinò alla finestra della veranda e
sbirciò dentro: guardò la bambina che giocava con i suoi animali di
pezza ed appena la piccola si allontanò, la rossa volpe balzò e con un morso staccò il naso ad un pupazzo. Poi schizzò via, lasciandosi dietro le urla della piccola che, nel frattempo, era rientrata in veranda. Corse velocemente a casa dal suo piccolo e gli mise un bel naso appuntito, bello e
colorato, rendendo quella creatura ancor più speciale.
– Ti chiamerò Fox! – gli sussurrò amorevolmente la sua mamma abbracciandolo
.
Così il Signor Fox crebbe,
con il suo naso scozzese di pezza, circondato dall’amore della sua mamma e da
tanta magia che, ancora oggi, nessuno sa da dove provenga.
presto di mattina, raccomandandosi con il piccolo di non allontanarsi per
qualsiasi ragione. Tornò nel luogo dove aveva trovato l’uovo, guardò
e riguardò sotto le lattughe ed i ravanelli ma di nasi proprio
niente, finché non venne catturata da una stridula voce di bambina
proveniente dalla casa lì vicino. Furtivamente la volpe si
avvicinò alla finestra della veranda e
sbirciò dentro: guardò la bambina che giocava con i suoi animali di
pezza ed appena la piccola si allontanò, la rossa volpe balzò e con un morso staccò il naso ad un pupazzo. Poi schizzò via, lasciandosi dietro le urla della piccola che, nel frattempo, era rientrata in veranda. Corse velocemente a casa dal suo piccolo e gli mise un bel naso appuntito, bello e
colorato, rendendo quella creatura ancor più speciale.
– Ti chiamerò Fox! – gli sussurrò amorevolmente la sua mamma abbracciandolo
.
Così il Signor Fox crebbe,
con il suo naso scozzese di pezza, circondato dall’amore della sua mamma e da
tanta magia che, ancora oggi, nessuno sa da dove provenga.
Oggi il mio blog compie tre anni: non conoscevo modo migliore per festeggiare.
Cecilia
(auguri a tutte le donne)

