
Il Signor Fox ed io ci vogliamo molto bene. Quando ho bisogno di concentrarmi, basta che giri gli occhi ed in qualche angolo di casa trovo lui a guardarmi. Lui, invece, quando ha bisogno di giocare non fa altro che stuzzicarmi ed io comincio a farlo volare sul letto. Quando sento il forte bisogno di creare lui non se lo fa ripetere due volte: compare all’improvviso e comincia a sussurrarmi nelle orecchie piccole frasi che poi, io piano piano, cerco di comporre. E guai se non ci riesco: la prima ad arrabbiarsi sono io.
Insomma questa storia, ormai, va avanti da quasi cinque anni ed andiamo perfettamente d’accordo perché entrambi doniamo senza pretendere di ricevere.

E’ vero: certe volte capirlo è difficile, specialmente in quelle giornate dove sei obbligato a tirare fuori la razionalità ed invece avresti voglia di metterti dietro una porta a giocare a nascondino o magari andare in mezzo ad un campo, rotolartici sopra e tornare a casa con i pantaloni sporchi di erba. Quindi aspetto impaziente che questo momento finisca per poter riassaporare il suo meraviglioso mondo dove i papaveri blu fioriscono anche d’inverno, dove il circo lo trovi tra le nuvole, dove i pesci sanno volare ed i fenicotteri portano i collant; dove l’amore viene ancora sussurrato e scritto in rima e dove, se mangi una “farfamella”, ti sollevi “tanto così”, da terra, dalla felicità.

“Il pensiero è la fatica dell’intelligenza, la fantasticheria ne è la volontà” (Victor Hugo)
